Muratore PalermoManuale del mestiere

Parte primaMaterialiCapitolo I.1

Il tufo di Palermo è calcarenite: che pietra è e come si tratta

Che cos'è la calcarenite che a Palermo si chiama tufo, da quali cave viene, quanto resiste secondo la Circolare 2019 e quali errori la rovinano.

Di Redazione di Muratore PalermoPubblicato il Aggiornato il

In breve

Il «tufo» di Palermo non è una roccia vulcanica ma calcarenite: sabbia di frammenti calcarei e gusci marini cementata, tenera e porosa. Nella Piana di Palermo appartiene alle Calcareniti di Palermo del Pleistocene inferiore, cavate anche in gallerie dette pirrere. La Circolare 2019 assegna alla muratura in conci regolari di pietra tenera una resistenza media a compressione da 2,0 a 3,2 N/mm². Teme acqua, sali e intonaci cementizi.

A Palermo tutti lo chiamano tufo. Il muratore ordina «conci di tufo», il geometra scrive «muratura in tufo», il Prezzario regionale ha una voce per la «muratura in conci di tufo». Eppure la pietra con cui è costruita gran parte della città non ha niente di vulcanico. È calcarenite, e conoscerla per quello che è cambia il modo di lavorarla.

1Due nomi per una pietra

In senso geologico il tufo è una roccia vulcanica, nata dalla cenere e dai frammenti di un'eruzione che si sono compattati: è il tufo di Napoli o del Lazio. La calcarenite è un'altra cosa. È una roccia sedimentaria, fatta di granuli di carbonato di calcio della grandezza della sabbia, per lo più frammenti di gusci e di organismi marini, cementati tra loro dopo essersi depositati sul fondo di un mare poco profondo. Il nome dice proprio questo: «calc», carbonato di calcio, e «arenite», roccia di sabbia.

L'uso siciliano di chiamarla tufo è antico e non è un errore da correggere in cantiere. Anche la tecnica lo accetta: la Circolare del 2019 che spiega le Norme tecniche per le costruzioni, quando classifica le murature esistenti, parla di «pietra tenera (tufo, calcarenite, ecc.)», mettendo insieme materiali di origine diversa che in un muro si comportano in modo simile. Quello che conta è la sostanza: una pietra tenera, leggera, porosa, che si taglia con la sega e con l'ascia.

Scheda del materiale · capitolo I.1, campione 1

Calcarenite (tufo)

1Che cos'è
Roccia sedimentaria fatta di granuli carbonatici della grandezza della sabbia, in gran parte frammenti di gusci e di organismi marini, cementati tra loro. Tenera, porosa e leggera, si taglia con la sega. A Palermo si chiama tufo, ma non è una roccia vulcanica.
2Da dove viene
Nella Piana di Palermo dalle Calcareniti di Palermo, del Pleistocene inferiore, cavate anche in gallerie sotterranee dette pirrere e in cave a cielo aperto lungo la costa. In Sicilia occidentale sono storiche le cave di Favignana e quelle dell'area di Marsala e Mazara del Vallo.
3Dove va usato
Murature in conci, tramezzi in segati, chiusure di vani in edifici che sono già in calcarenite, cuci e scuci nelle murature storiche di pietra tenera, sempre con malte a base di calce compatibili con la pietra.
4Dove è sbagliato
Nella muratura portante nuova se non è qualificata con prove di resistenza; a contatto continuo con acqua o terreno umido senza protezione; sotto intonaci, stuccature o rasature cementizie rigide e poco traspiranti, che trattengono l'umidità e fanno cristallizzare i sali dentro la pietra.

2Da dove viene la pietra di Palermo

La città sta sopra la sua pietra. Il sottosuolo della Piana di Palermo è fatto in buona parte di calcareniti che i geologi chiamano Calcareniti di Palermo, una litofacies del Sintema di Marsala, di età calabriana, cioè del Pleistocene inferiore. Per secoli questa roccia è stata cavata anche in sotterraneo, scavando lunghe gallerie che si incrociano e lasciano in piedi pilastri di roccia per tenere su il terreno sovrastante. Sono le pirrere.

Una di queste cave sotterranee, la Pirrera del Labirinto nel parco della Favorita, è stata studiata da Vattano, Todaro, Di Maggio e Madonia in un articolo pubblicato nel 2025 sulla rivista Opera Ipogea. Gli autori la descrivono come parte delle pirrere di Pallavicino, «strutture realizzate per l'estrazione di conci di calcarenite», con uno sviluppo di circa 340 metri, un'area di circa 2.000 metri quadrati e una profondità massima di 8 metri. I conci estratti servivano a costruire ville e palazzi nell'area urbana. Lo stesso materiale si cavava anche a cielo aperto, per esempio lungo la costa di Aspra, vicino a Bagheria.

Fuori da Palermo, la calcarenite più celebre della Sicilia occidentale è quella di Favignana. Lo storico Rosario Lentini, in un articolo del 2023 su Dialoghi Mediterranei, la descrive come una calcarenite bioclastica bianca e granulosa, che con la sega si squadrava quasi come il legno, più durevole e di qualità migliore delle pietre gialle e friabili cavate a Marsala e a Mazara del Vallo. L'estrazione organizzata comincia nei primi decenni del Quattrocento; negli anni tra il 1895 e il 1898, scrive Lentini, si cavavano ogni anno da 430.000 a oltre 530.000 quintali di pietra. Con quei blocchi sono state costruite chiese di Trapani, fortificazioni e lo stabilimento della tonnara dei Florio.

3Quanto resiste un muro di tufo

La calcarenite è una pietra tenera, e i numeri lo confermano. Per valutare gli edifici esistenti, la Circolare 21 gennaio 2019, n. 7 del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici propone, nella Tabella C8.5.I, valori di riferimento per le murature più comuni. Sono indicazioni dichiaratamente non vincolanti, riferite a muri con malta di calce di modeste caratteristiche, senza listature e con paramenti mal collegati, ma servono a capire le proporzioni.

Tipo di muratura (Circolare 2019, Tab. C8.5.I) Resistenza media a compressione
Muratura irregolare di pietra tenera (tufo, calcarenite) da 1,4 a 2,2 N/mm²
Muratura a conci regolari di pietra tenera (tufo, calcarenite) da 2,0 a 3,2 N/mm²
Muratura in mattoni pieni e malta di calce da 2,6 a 4,3 N/mm²
Muratura a blocchi lapidei squadrati da 5,8 a 8,2 N/mm²

La stessa Circolare avverte che, «data la varietà litologica della pietra tenera», anche il peso del muro è molto variabile e va stimato con prove dirette. È la parola chiave: variabilità. Due conci di tufo possono sembrare identici e comportarsi in modo diverso, perché la calcarenite cambia da una cava all'altra e perfino da uno strato all'altro della stessa cava.

Per la muratura portante nuova le regole sono più severe. Le Norme tecniche del 2018 chiedono che gli elementi naturali siano ricavati da pietra «non friabile o sfaldabile», resistente al gelo, priva in misura sensibile di sostanze solubili, e che la loro resistenza sia determinata con prove. In zona sismica, salvo i siti di sismicità più bassa, chiedono agli elementi una resistenza caratteristica di almeno 5 MPa nella direzione dei carichi. Una calcarenite tenera può non arrivarci: per questo, oggi, la muratura portante nuova in tufo è una scelta da progettare e qualificare, non da improvvisare.

4Che cosa la rovina

La porosità è il pregio e il punto debole della calcarenite. Una pietra porosa assorbe acqua e la restituisce, e insieme all'acqua muove i sali disciolti: quelli che salgono dal terreno, quelli portati dal vento di mare, quelli che arrivano da malte e intonaci sbagliati. Quando l'acqua evapora, i sali cristallizzano dentro i pori e li spaccano dall'interno. Il risultato si vede sulle facciate vicine al mare e sulle zoccolature: la pietra si sfarina, si scaglia, si scava in alveoli come un favo.

Il danno più frequente, però, lo fanno le riparazioni. Un intonaco o una stuccatura a base di cemento sono più duri e meno permeabili al vapore della calcarenite che coprono. L'umidità che prima usciva attraverso la superficie resta intrappolata, si sposta verso le parti più deboli, porta i sali dentro la pietra. Dopo qualche anno l'intonaco cementizio si stacca portandosi dietro la crosta del concio. La regola del mestiere, valida per ogni muratura storica, è che la malta deve essere più debole e più permeabile della pietra, così che il danno, se arriva, colpisca il giunto che si rifà e non il concio che non si sostituisce. Il capitolo su calce e cemento spiega perché la calce risponde a questa regola e il cemento no.

5Il tufo nei lavori di oggi

Nel Prezzario unico regionale della Sicilia, edizione 2024 prorogata fino al 31 dicembre 2026, la calcarenite compare in voci precise. La muratura in conci di tufo e malta bastarda, di spessore non inferiore a 20 cm, vale 410,67 € al metro cubo, con una manodopera del 24,27%; il costo elementare di un concio da 20x11x37 o 25x11x37 cm è di 1,86 €. I tramezzi in segati di tufo da 6 e da 8 cm valgono 47,93 e 51,99 € al metro quadrato. Come si leggono queste cifre, e perché la manodopera pesa così poco sul prezzo, è spiegato nel capitolo sulla voce di preventivo smontata.

Il campo in cui la calcarenite resta insostituibile è la manutenzione degli edifici che ne sono fatti. Richiudere un vano, ricostruire un tratto lesionato con la tecnica del cuci e scuci, rifare una spalletta: in un muro di tufo si lavora con pietra di caratteristiche simili e con malte di calce, perché inserire mattoni pieni e cemento in una parete di calcarenite crea punti duri che si comportano in modo diverso dal resto. Negli edifici storici e vincolati questi interventi richiedono progetto e autorizzazioni. Per vedere come un'impresa del settore descrive questo tipo di lavori si può leggere la pagina sul restauro di edifici storici di Terra Nostra Costruzioni; la redazione non ha valutato l'impresa.

6Come si guarda un muro di tufo

Prima di decidere qualsiasi lavoro su una parete in calcarenite conviene osservarla senza intonaco, anche solo in un saggio di mezzo metro quadrato. Si guarda se i conci sono regolari e disposti a filari o irregolari, perché la Circolare stessa distingue le due murature e assegna loro resistenze diverse. Si guarda la malta: se è di calce si sgretola sotto la punta di una chiave, se è cementizia resiste e ha un colore grigio. Si guarda se il muro è fatto di due paramenti con un riempimento in mezzo, la cosiddetta muratura a sacco, che si riconosce dallo spessore e da come suona. Si cercano i segni dell'umidità e dei sali: efflorescenze bianche, pietra che si sfarina, zoccolature erose.

Poi si decide. Su una parete in tufo sana si rifà l'intonaco con malte di calce, preparando il fondo come spiega il capitolo sulla muratura prima dell'intonaco. Su una parete malata si cerca prima la causa dell'acqua, perché nessun intonaco, nemmeno il migliore, guarisce un muro che continua a bagnarsi.